Sono passati quindici anni dal nostro precedente messaggio, il cluetrain manifesto.
A quel tempo la Gente di Internet – io, te e tutti i nostri amici degli amici degli amici, fino all’ultimo Kevin Bacon — ha fatto di Internet un luogo stupendo, pieno di meraviglie e di portenti.
Dalle cose serie a quelle scherzose fino alle più assurde, abbiamo distrutto giganti, creato eroi e modificato le più semplici convinzioni su Chi Siamo e Come Va il Mondo.
Ma adesso, tutto il buon lavoro fatto insieme sta per affrontare pericoli mortali.
Quando ci siamo rivolti a te per la prima volta, volevamo metterti in guardia della minaccia rappresentata da chi non capiva di non aver capito Internet.
Questi sono “Gli Stolti”, i business che hanno semplicemente fatto proprie le trappole di Internet.
Ora due nuove orde minacciano quello che noi abbiamo costruito l’uno per l’altro.
I Marauders capiscono Internet fin troppo bene. Pensano che appartenga a loro e che possano depredarlo, prelevando da esso i nostri dati e i nostri soldi, convinti che noi siamo cretini.
Ma l’orda più pericolosa è la terza: Noi.
Un’orda è una massa indifferenziata di persone. Ma la vera essenza di Internet è che ci permette di connetterci, in quanto individui diversi e distinti.
A tutti noi piace l’intrattenimento di massa. Diamine, al giorno d’oggi la TV ne sta facendo delle belle, e la Rete ci permette di guardarcele quando ci pare. Fantastico!
Ma dobbiamo tenere a mente, che trasmettere mass media è solo l’ultimo dei poteri della Rete.
Il super-potere della Rete è la connessione senza bisogno di autorizzazione. Il suo massimo potere è che possiamo fare di essa quello che ci pare.
Dunque non è il momento di metterci comodi e consumare il ma-che-buon cibo spazzatura che Stolti e Marauders hanno creato, come se il nostro lavoro fosse finito. È il momento di soffiare sul fuoco della Rete e trasformare tutte le istituzioni che vorrebbero prenderci in giro.
E’ già iniziata l’invasione sistematica di Internet da parte degli ultracorpi. Non fare errori: con un tratto di penna, una stretta di mano segreta o permettendo ai meme di coprire le grida dei più disperati, rischiamo di perdere l’Internet che amiamo.
Ci siamo rivolti a te negli anni della nascita del Web. Siamo invecchiati insieme a Internet.
Il tempo che ci rimane è poco.
Noi, il Popolo di Internet, dobbiamo ricordare la gloria della sua rivelazione, per poterlo rivendicare ora in nome di ciò che è veramente.
David Weinberger
Doc Searls
8 gennaio, 2015
Un tempo eravamo giovani nel giardino…
a. Internet siamo noi, connessi.
1. Internet non è fatto di cavi, di fibre ottiche, di onde radio e neanche di tubi.
2. I dispositivi che usiamo, per connetterci a Internet, non sono Internet.
3. Verizon, Comcast, AT&T, Deutsche Telekom e 中国电信 non possiedono Internet. Facebook, Google e Amazon non sono i re della Rete, né lo sono i loro servitori o i loro algoritmi. Né i governi della terra né le loro Associazioni per il Commercio hanno il consenso dei connessi per cavalcare la Rete come sovrani.
4. Internet è un nostro bene comune, non una nostra proprietà.
5. Da noi e da quello che abbiamo costruito su di esso deriva tutto il valore di Internet.
6. La Rete è di noi, da noi, per noi.
7. Internet è nostro.
b. Internet non è niente, e non serve a niente.
Le nuove tesi del cluetrain manifesto: noi siamo internet e internet non è niente
8. Internet non è una cosa, più di quanto non lo sia la forza di gravità. Entrambe ci tengono insieme.
9. Internet è una totale non-cosa. Alla sua base c’è un insieme di accordi, che i più nerd fra noi (benedetti siano i loro nomi nei secoli) chiamano “protocolli”, ma che noi potremmo, nel fervore del momento, chiamare “comandamenti.”
10. Il primo e il più importante è: La tua rete muoverà i pacchetti a destinazione senza favoritismi o ritardi in base a origine, sorgente, contenuto o intenzione.
11. Possa dunque questo Primo Comandamento aprire Internet a ogni idea, applicazione, business, avventura, vizio o qualsiasi altra cosa.
12. Non si è mai visto uno strumento così generalmente utilizzabile dall’invenzione del linguaggio.
13. Questo significa che Internet non è fatto per qualcosa in particolare. Non è fatto per i social network, né per i documenti, né per la pubblicità, né per il business, né per l’educazione, né per il porno, né per qualsiasi altra cosa. È adatto nello specifico a fare qualsiasi cosa.
14.Ottimizzare Internet per una singola cosa significa de-ottimizzarlo per tutto il resto.
15. Internet, come la gravità, è indiscriminato. Ci tiene insieme, giusti e ingiusti allo stesso modo.
c. La Rete non è contenuto.
Le nuove tesi del cluetrain manifesto: la rete non è contenuti e non è un medium, è un mondo
16. Su Internet ci sono contenuti fantastici. Ma, maremma formaggina, Internet non è fatto di contenuti.
17. La prima poesia di un adolescente, la tanto attesa rivelazione di un segreto custodito a lungo; un bel disegno buttato giù da una mano paralitica; il post di un blog in un regime politico che odia il suono delle voci del suo popolo: nessuna di queste persone aveva intenzione di creare un contenuto.
18. Abbiamo usato la parola “contenuto” senza virgolette? Ce ne vergogniamo.
d. La Rete non è un medium.
19. La Rete non è un medium più di quanto non lo sia una conversazione.
20. Sulla Rete, il medium siamo noi. Noi portiamo i messaggi. Lo facciamo ogni volta che pubblichiamo un post, ritwittiamo, mandiamo un link in una email o lo postiamo su un social network.
21. Contrariamente a un medium, tu ed io lasciamo le nostre impronte digitali, e talvolta il segno dei denti, sui messaggi che passiamo. Diciamo alle persone perché mandiamo quel messaggio. Lo rafforziamo. Vi aggiungiamo una battuta. Tagliamo la parte che non ci piace. Ci appropriamo di questi messaggi.
22. Tutte le volte che portiamo un messaggio attraverso la Rete, esso porta con sé un piccolo pezzo di noi.
23. Portiamo un messaggio attraverso questo “medium”, solo se esso è importante per noi, in uno qualsiasi degli infiniti modi in cui gli esseri umani possono avere a cuore qualcosa.
24. Avere a cuore — ritenere importante— è la forza motrice di Internet.
e. Il Web è World Wide.
25. Nel 1991, Tim Berners-Lee usò la Rete per creare un regalo, che donò gratis a tutti noi: il World Wide Web. Grazie.
26. Tim ha creato il Web fornendo dei protocolli (di nuovo questa parola!) che dicono come scrivere una pagina che può linkare a un’altra pagina senza chiedere il permesso a nessuno.
27. Boom. Nel giro di dieci anni abbiamo avuto miliardi di pagine sul Web: un’impresa collettiva delle dimensioni di una Guerra Mondiale, e tuttavia così positiva che la più grande lamentela è stata per il tag <blink\>.
28. Il Web è un regno gigantesco e semi-eterno, fatto di cose da scoprire nelle loro fitte inter-connessioni.
29. Questa l’ho già sentita. Ma certo, è esattamente come il mondo reale.
30. Diversamente dal mondo reale, ogni cosa e ogni connessione sul Web è stata creata da qualcuno di noi, mostrando un interesse e un punto di vista su come piccoli pezzi si combinano tra loro.
31. Ogni link creato da una persona, con qualcosa da dire, è un atto di generosità e altruismo, che invita i lettori a lasciare la pagina dove stanno, per guardare il mondo dal punto di vista di qualcun altro.
32. Il Web ricrea il mondo nella nostra forma feconda e condivisa.
Ma ahimè, come abbiamo potuto allontanarcene, fratelli e sorelle…
a. Tuttavia, come abbiamo potuto lasciare che la conversazione fosse trasformata in un’arma?
le nuove tesi del cluetrain manifesto: la conversazione come arma
33. È importante riconoscere e aver cura del dialogo, dell’amicizia e dei mille gesti di empatia, gentilezza e gioia che incontriamo su Internet.
34. E ancora sentiamo le parole “frocio” e “negro” molto più in Rete che fuori.
35. La demonizzazione degli ‘altri’ — persone con look, linguaggi, opinioni, appartenenze o altri modi di stare insieme che non capiamo, apprezziamo o tolleriamo — su Internet è peggiore che mai.
36. Le donne in Arabia Saudita non possono guidare? Nel frattempo, metà di noi non può parlare liberamente sulla Rete senza doversi guardare alle spalle.
37. C’è odio in Rete perché c’è odio nel mondo, ma la Rete rende più facile la sua espressione e il suo ascolto.
38. La soluzione: se avessimo una soluzione, non staremmo qui a scocciare con tutte queste dannate tesi.
39. Possiamo però dire questo: non è stato l’odio a creare la Rete, ma sta portando la Rete — e tutti noi — indietro.
40. Ammettiamo almeno che la Rete ha i suoi valori impliciti. Valori umani.
41. Ad uno sguardo freddo la Rete è solo tecnologia. Ma è popolata da creature che si scaldano per quello a cui tengono: le loro vite, i loro amici, il mondo che condividiamo.
42. La Rete ci offre un luogo condiviso dove possiamo essere noi stessi, insieme ad altri che apprezzano le nostre differenze.
43. Nessuno è padrone di questo luogo. Tutti possono usarlo. Chiunque può migliorarlo.
44. Ecco cos’è un Internet libero. Sono state combattute guerre per molto meno.
b. “Siamo d’accordo su tutto. Ti trovo affascinante!”
le nuove tesi del cluetrain manifesto: amarsi al tempo di internet
45. Il mondo ci si offre davanti come un buffet, eppure noi vogliamo sempre la nostra bistecca con patate, l’agnello con hummus, il pesce con riso, o qualsiasi altra cosa.
46. Facciamo così in parte perché la conversazione ha bisogno di un terreno comune: linguaggi, interessi, regole, punti di vista condivisi. Senza di questi è difficile, se non impossibile, avere una conversazione.
47. Terreni comuni generano tribù. Il Mondo con la sua dura terra ha tenuto a distanza le tribù, permettendo loro di sviluppare incredibili diversità. Evviva! Le tribù hanno fatto crescere il Noi invece del Loro e della guerra. Evviva? Mica tanto.
48. Su Internet, la distanza tra le tribù parte da zero.
49. Apparentemente, essere capaci di trovarci l’un l’altro interessanti non è così semplice come sembra.
50. Questa è una sfida che possiamo affrontare essendo aperti, empatici e pazienti. Possiamo farcela ragazzi! Siamo i numeri 1! Siamo i numeri 1!
51. Essere accoglienti: ecco un valore che la Rete ha bisogno di imparare dalle nostre migliori culture del mondo reale.
c. Il marketing rende ancora più difficile parlare.
52. Avevamo ragione la prima volta: i Mercati sono conversazioni.
53. Conversazione non significa tirarci per la manica, per mostrarci un prodotto di cui non vogliamo sentir parlare.
54. Se vogliamo sapere la verità sui vostri prodotti, la scopriremo da qualcun’altro.
55. Ci rendiamo conto che queste conversazioni sono incredibilmente interessanti per voi. Peccato. Sono nostre.
56. Se volete partecipare alla nostra conversazione siete i benvenuti, ma solo se ci dite per chi lavorate e se potete parlare in modo autonomo e personale.
57. Tutte le volte che ci chiamate “consumatori”, ci sentiamo come mucche che cercano il significato della parola “carne”.
58. Smettetela di trivellare le nostre esistenze per estrarre dati che non vi riguardano e che le vostre macchine interpretano male.
59. Non preoccupatevi: vi diremo noi quando scenderemo sul mercato per qualche motivo. A modo nostro. Non vostro. Fidatevi: sarà meglio per voi.
60. Gli annunci pubblicitari che suonano umani ma provengono dagli intestini irritabili del vostro ufficio marketing, macchiano la stoffa del Web.
61. Quando la personalizzazione porta a cose raccapriccianti, è un chiaro segnale che non capite cosa significa veramente essere una persona.
64. E poi: smettetela di travestire gli annunci pubblicitari da news, nella speranza che non ci accorgiamo dell’etichetta appesa alle loro mutande.
65. Quando fate “native advertising” non solo intaccate la vostra stessa credibilità, ma anche la credibilità di tutto questo nuovo modo di entrare in relazione gli uni con gli altri.
66. A proposito, che ne dite di chiamare la “native advertising” con uno dei suoi veri nomi come “product placement”, “pubbliredazionali”, o “notizie finte del cazzo”?
67. Gli inserzionisti sono andati avanti per generazioni senza essere raccapriccianti. Possono cavarsela senza essere raccapriccianti anche sulla Rete.
68. Tutti amiamo le nostre scintillanti app, anche quando sono blindate quanto una base lunare. Ma se metti insieme tutte le app blindate del mondo avrai soltanto un mucchio di app.
69. Metti insieme tutte le pagine del Web e avrai un nuovo mondo.
70. Le pagine web creano connessioni. Le app, controllo.
71. Se passiamo dal Web ad un mondo fatto di app, perdiamo tutto ciò che di condiviso stavamo costruendo insieme.
72. Nel Regno delle App siamo utenti, non creatori.
73. Ogni nuova pagina rende il Web più grande. Ogni nuovo link rende il Web più ricco.
74. Ogni nuova app ci dà qualcos’altro da fare sull’autobus.
75. Ahi, un colpo basso!
76. Ehi, “ColpoBasso” potrebbe essere il nome per una nuova app! Già me la immagino, con su scritto “Acquistala nell’App Store”.
e. La gravità è una gran cosa, fino a quando non ci risucchia tutti in un buco nero.
77. Le applicazioni non-libere sviluppate a scapito della Rete libera stanno diventando inevitabili, quanto la forza di attrazione di un buco nero.
78. Se per te la Rete è Facebook, allora ti sono stati messi addosso degli occhiali da un’azienda che ha la responsabilità, nei confronti dei suoi azionisti, di impedirti di toglierli.
79. Google, Amazon, Facebook e Apple fanno tutte il business degli occhiali. La prima verità, che i loro occhiali nascondono, è che queste aziende vogliono impossessarsi di noi proprio come i buchi neri si impossessano della luce.
80. Queste singolarità aziendali sono pericolose, non perché sono cattive. Molte di loro infatti sono impegnate in ottime iniziative di pubblica utilità. Dovrebbero essere applaudite per questo.
81. Ma esse traggono beneficio dall’attrazione gravitazionale della socialità: l’”effetto network” è quello che si verifica quando molti usano qualcosa perché è già usato da molti.
82. Dove non ci sono alternative competitive, dobbiamo stare iper-attenti, per ricordare a questi Giganti della Valley i valori del Web che all’inizio li hanno ispirati.
83. E poi abbiamo bisogno di onorare il suono che facciamo quando uno di noi si allontana coraggiosamente da loro. E’ un suono a metà tra il boato di un razzo, in partenza dalla piattaforma di lancio, e lo strappo del Velcro quando ci si slaccia un vestito troppo stretto.
f. La privacy nell’era delle spie.
le nuove tesi del cluetrain manifesto: l’adolescenza del web
84. Ok governi, avete vinto. Avete in mano i nostri dati. Ora, cosa possiamo fare per assicurarci che userete questi dati contro di Loro e non contro di Noi? Anzi, sapreste dirci che differenza c’è?
85. Se vogliamo che i nostri governi facciano un passo indietro, dobbiamo accettare che se – e quando – ci sarà un nuovo attacco, non ci potremo poi lamentare, dicendo che avrebbero dovuto sorvegliarci meglio.
86. Non c’è scambio equo, se non siamo consapevoli di quello a cui rinunciamo. Non hai mai sentito dire che per la Sicurezza bisogna rinunciare alla Privacy?
87. Con una probabilità, che si avvicina all’assoluta certezza, ci pentiremo di non aver fatto di più per proteggere nostri i dati dalle mani dei governi e dai signori supremi delle grandi aziende.
g. La privacy nell’era dei disonesti.
88. È giusto garantire la privacy personale a chi la vuole. Tutti stabiliamo dei limiti a un certo punto.
89. Domanda: Quanto pensi ci sia voluto affinché la cultura pre-Web capisse dove stabilire i limiti? Risposta: “Quanti anni ha questa cultura?”
90. Il Web è appena uscito dall’adolescenza. Ci troviamo all’inizio, non alla fine, della storia della privacy.
91. Potremo comprendere che cosa vuol dire privato, solo quando avremo capito cosa vuol dire social. Abbiamo appena iniziato a reinventare questi concetti.
92. Gli incentivi economici e politici, per farci abbassare i pantaloni e sollevare la gonna, sono così forti che faremmo meglio a investire in mutande di stagnola.
93. Sono gli hacker ad averci portato a questo, gli hacker dovranno tirarcene fuori.
Per costruire e seminare
a. Kumbaya è bellissima se sei in una cassa di risonanza.
94.Internet è sbalorditivo. Il Web è fantastico. Tu sei bellissimo. Connettiamoci tutti e saremo più incredibilmente meravigliosi di Jennifer Lawrence. È un dato di fatto.
95. E allora, non sminuiamo quello che la Rete ha fatto negli ultimi vent’anni.
96. C’è molta più musica in giro per il mondo.
97. Ora siamo in grado di farci una cultura da soli, salvo occasionali incursioni al cinema per qualcosa di spumeggiante e una busta di pop-corn da 9 dollari.
98. Ora i politici devono spiegare le loro posizioni in modo ben diverso rispetto al vecchio volantino elettorale ciclostilato.
99. Per tutto ciò che non capisci, puoi trovare una spiegazione. Puoi parlarne con altri. Puoi persino litigarci. Non è evidente quanto tutto ciò sia fantastico?
100. Vuoi sapere cosa comprare? L’ultimo a cui chiedere è quel business che fa di tutto per creare un oggetto del desiderio. La migliore fonte di informazioni siamo noi tutti.
101. Vuoi un corso di livello universitario su un argomento che ti interessa? Cerca su Google. Scegline uno. È gratis.
102. Certo, Internet non ha risolto tutti i problemi del mondo. Ecco perché l’Onnipotente ci ha fatto dono delle chiappe: per farcele alzare dalla sedia.
103. Gli oppositori di Internet ci aiutano a mantenerci onesti. Ma li apprezziamo di più quando loro stessi non si comportano da ingrati.
b. Una tasca piena di buone intenzioni.
104. Stavamo per dirvi come aggiustare Internet in quattro semplici mosse, ma l’unica che ci viene in mente è l’ultima: il profitto. Così, invece, ecco alcuni pensieri sparsi…
105. Dovremmo sostenere gli artisti e i creativi che ci danno gioia o ci fanno sentire più leggeri.
106. Dovremmo avere il coraggio di chiedere l’aiuto di cui abbiamo bisogno.
107. La nostra cultura porta naturalmente alla condivisione, mentre la legge porta naturalmente alla difesa del copyright. Il copyright ha la sua funzione, ma nel dubbio, open è meglio.
108. Nel contesto sbagliato sono tutti str–zi. (Anche noi, ma lo sapevate già). Perciò se inviti le persone a fare una nuotata, stabilisci prima delle regole. Tutti i troll, fuori dalla piscina.
109. Se le conversazioni sul tuo sito prendono una brutta piega, la colpa è tua.
110. Laddove c’è una conversazione, nessuno è tenuto a risponderti, non importa quanto sia condivisibile il tuo punto di vista o quanto smagliante sia il tuo sorriso.
111. Sostieni le aziende che hanno davvero capito il Web. Le riconoscerai non tanto perché ci assomigliano, ma perché sono dalla nostra parte.
112. Certo, le app offrono una bella esperienza. Ma il Web è fatto di collegamenti che si diramano in continuazione, connettendoci senza fine. Per la vita e le idee, la completezza è la morte. Scegli la vita.
113. La rabbia è la patente della stupidità. Le strade di Internet sono già troppo affollate di guidatori patentati.
114. Vivi i valori che vuoi promuovere su Internet.
115. Se è un po’ che parli, prova a star zitto. (Tra poco lo faremo anche noi).
c. Stare insieme: la causa e la soluzione di ogni problema.
116. Se ci siamo concentrati sul ruolo del Popolo della Rete — tu e noi — nel declino di Internet, è perché conserviamo ancora la stessa fede che avevamo all’inizio.
117. Noi, il Popolo della Rete, non riusciamo a comprendere quanto si possa fare insieme, perché siamo ancora lontani dall’aver finito di inventare come stare insieme.
118. Internet ha liberato una forza primordiale — la gravità in grado di tenerci insieme.
119. L’amore è la forza di gravità della connessione.
120. Lunga vita a Internet libero.
121. Che si possa avere a lungo un Internet da amare.
Questo è un documento Open Source.
Come per quanto hanno fatto gli autori per il testo originale del cluetrain manifesto (http://cluetrain.com/newclues/), queste Nuove Tesi sono pensate per essere condivise e ri-utilizzate senza il permesso degli autori. Usale come vuoi. Falle tue. L’unica cosa che ti chiediamo è di mettere un link alla pagina originale giusto per fare le cose come si deve.
Per rendere il più semplice possibile la condivisione del cluetrain manifesto, l’utilizzo e il ri-utilizzo delle Tesi abbiamo pubblicato questo testo con la licenza Creative Commons 0. Significa sostanzialmente che questo testo non è coperto da copyright.
Questo testo italiano è stato scritto e pubblicato in formato eBook e come libro cartaceo da Giulio Gaudiano.
Le strategie di marketing sono orientate dalle strategie competitive scelte dalla Strategic Business Unit (SBU). Un breve esame delle principali opzioni strategiche può essere utile per inquadrare i rapporti tra strategie di marketing e strategie competitive di Business Unit.
In ciascuna strategia l’impresa sviluppa una fonte di vantaggio competitivo che sia particolarmente significativo per il target di potenziali clienti scelto e individua le politiche che occorre mettere in campo per sostenere a lungo tali vantaggi competitivi.
Le imprese possono costruire un vantaggio competitivo rispetto ai rivali attraverso:
1. una struttura di costi significativamente più bassa rispetto a quella dei concorrenti al fine di offrire prezzi più bassi e al tempo stesso raggiungere gli obiettivi di profitto desiderati;
2. una differenziazione significativa dei prodotti e dei servizi rispetto a quelli dei concorrenti al fine di dare al cliente un “valore” superiore;
3. queste due strategie possono essere combinate con altre due: a)affrontare un ampio spettro di segmenti di mercato; b) concentrare la competizione soltanto su uno o pochi segmenti.
Porter, prima di adottare una delle strategie “generiche” di bassi costi e differenziazione, propone di scegliere la varietà di prodotti, i canali della distribuzione che si intendono utilizzare, i tipi di compratori che si intendono servire, l’area geografica che si intende coprire e i settori correlati nei quali si intende competere.
In sostanza un’impresa o una SBU deve scegliere tra un target ampio (ad esempio un mercato di massa) o un target limitato (ad esempio un mercato di nicchia).
Combinando questi due tipi di target con le due strategie competitive risultano le quattro variazioni di strategie indicate nel grafico che segue. Quando costi bassi e differenziazione hanno come target un mercato ampio, sono indicate semplicemente con l’espressione cost leadership e differenziazione. Quando hanno per obiettivo un mercato limitato (nicchia di mercato), sono indicate con l’espressione focus sui costi e focus sulla differenziazione.
Esaminiamo in breve le quattro strategie competitive
Cost leadership. E’ la capacità di un’impresa o di una business unit di progettare, produrre e vendere un prodotto avente le stesse caratteristiche di quelle dei rivali, ma in modo più efficiente. L’obiettivo è ridurre i costi su tutti i fronti: riduzione dei costi fissi, riduzione dei costi delle aree della ricerca e sviluppo, servizi, forza vendita, pubblicità e così via. Se i prezzi ottenuti dalla vendita dei prodotti e dei servizi sono intorno alla media di settore, questa strategia può dare posizioni di vantaggio. Per effetto dei costi più bassi, il leader è in grado di applicare prezzi più bassi rispetto a quelli dei concorrenti e quindi conseguire profitti più alti.
Grazie ai costi bassi l’impresa o SBU:
1. ha una difesa nei confronti dei rivali;
2. può continuare a conseguire profitti anche quando la concorrenza è intensa;
3. può acquistare ampie quote di mercato.
Differenziazione. E’ una strategia mirata ai mercati di massa e comporta la creazione di prodotti o servizi per i quali l’impresa possa imporre un prezzo maggiore rispetto a quelli medi (premium price). La differenziazione può essere basata sulla tecnologia, sull’immagine, sui servizi, sulla rete dei distributori e le fonti della differenziazione possono emergere da ogni elemento del marketing mix. E’ una strategia che può dare margini di profitto superiori alla media in quanto la differenziazione crea fedeltà nel cliente e riduce la sua sensibilità al prezzo.
Focus sui costi. E’ una strategia basata sui costi che si concentra su un particolare gruppo di potenziali compratori o su una particolare area geografica e mira a servire soltanto questa nicchia, rinunciando alle altre.
Con questa strategia l’impresa cerca economie di scala che possono essere trascurate o dimenticate da concorrenti di più grandi dimensioni. E’ basata sul convincimento che un’impresa o una business unit concentrando le risorse su un target limitato possa creare efficienza superiore a quella dei concorrenti.
Focus sulla differenziazione. Anche questa strategia concentra le risorse su un particolare gruppo di compratori, un segmento o un’area geografica limitata. Con questa strategia l’impresa cerca la differenziazione all’interno di un segmento o di un piccolo numero di segmenti che rappresentano i suoi target. Le specifiche esigenze del segmento creano le opportunità per differenziare il prodotto e il servizio dai concorrenti che possono aver scelto la strategia di servire un gruppo più ampio di clienti.
Michael Porter è un accademico ed economista statunitense. È professore alla Harvard Business School dove dirige l’Institute for Strategy and Competitiveness.
Spero che questo articolo ti aiuti a capire meglio le strategie di Porter sul Vantaggio Competitivo e la loro importanza per la tua startup. Se lo trovi utile condividilo e se hai dubbi e domande al riguardo scrivimi.
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Chiunque sia coinvolto nella proprietà o nella gestione di un’attività sul territorio come un negozio, una struttura ricettiva, o qualsiasi altro commercio articolato su uno o più punti vendita, non può prescindere dal Local marketing: l’ottimizzazione delle attività locali sui motori di ricerca. Di seguito elenco la top ten dei consigli utili in materia di SEO locale e le novità più attese per il 2018.
1 Local marketing: i dati dei clienti sono il vero vantaggio
2 Il “comportamento off-line” aiuta a prevedere le azioni on-line
3 Facebook influenza la ricerca locale
4 I fattori di ranking nel Local marketing
5 Il raggio del Local marketing si sta stringendo
6 Le immagini di Google sono quelle più ricercate
7 Oltre l’85% del brand engagement è locale
8 Alcune aziende hanno ancora difficoltà con il local marketing
9 Il Local Marketing e le recensioni degli utenti
10 Nuove sfide per i media e le agenzie di marketing
Local marketing: il primo vantaggio riguarda i dati dei clienti
Spesso le PMI si sentono svantaggiate rispetto alle grandi aziende, perché non hanno le risorse e quindi la possibilità di acquistare pubblicità sui motori di ricerca e altri servizi di marketing che richiedono budget importanti per generare ricavi. Quello che sta aiutando molto le aziende è la possibilità di raccogliere dati sempre più accurati sui propri clienti, in modo da poter impostare l’analisi e le strategie di marketing sulla qualità dei risultatirispetto che sulla quantità.
Dati migliori, di conseguenza un targeting migliore, significa per le aziende locali costi minori, tassi di conversione più alti e, soprattutto, un maggiore ritorno sull’investimento.
Per fare un esempio, l’internet delle cose (Internet of Things, abbreviato IoT) sta guidando la raccolta dei dati molto più velocemente di quanto possono gli smartphone da soli. È stato stimato che dal 2020 ci saranno circa 50 miliardi di dispositivi connessi, inclusi i dispositivi indossabili e quelli presenti nelle case e nelle automobili. Sembra che nulla sia off-limits. Il fatto che sia già stato brevettato l’inchiostro per i tatuaggi, il mascara e le lenti a contatto connesse a internet, fa pensare che la tipologia e il volume di raccolta dei dati sia potenzialmente senza confini.
Avere i dati dei clienti giusti e non una semplice stima su scala è il nuovo vero vantaggio che il futuro ci riserva, in termini di marketing.
Local Marketing: il “comportamento off-line” aiuta a prevedere le azioni on-line
Sono state condotte molte ricerche per capire l’influenza del comportamento degli utenti on-line al fine di portare le persone fisicamente in negozio. Con questo intento le aziende vogliono sfruttare la possibilità di attribuire le visite reali in un punto vendita a un buon lavoro di marketing on-line.
Però la considerazione opposta è forse ancora più ficcante: è utile misurare le azioni off-line per prevedere il comportamento on-line dei naviganti.
Fino ad oggi la misurazione del comportamento off-line delle persone si limitava in gran parte a rilevare la posizione dei dispositivi mobili, ma l’IoT rimette in gioco una maggiore varietà e profondità di dati.
Conoscere le scelte, le azioni e il comportamento nella vita reale delle persone fa prevedere meglio le decisioni on-line, rispetto a quanto facciano i click, la cronologia delle ricerche e le visualizzazioni delle pagine di un sito web. Il comportamento off-line delle persone è un’immagine profonda e più completa del mondo reale, che genera indicatori di intenti più utili e accurati per prevedere le azioni degli utenti sul web.
Facebook influenza la ricerca locale
Prima del 2015 le funzionalità della local search di Facebook erano davvero pessime. Da allora sono stati apportati cambiamenti significativi che hanno reso Facebook un vero player del Local marketing. Facebook usa informazioni di localizzazione, una migliore indicizzazione e profili aziendali più ricchi, per offrire solidi risultati di ricerca agli utenti.
Il vantaggio di Facebook muove i passi dall’integrazione della sua vasta banca dati di informazioni personali nei risultati di ricerca, in modo da poter definire il targeting e il profiling delle persone con un’accuratezza senza precedenti.
I dati di Facebook forniscono informazioni su preferenze, hobby, gusti, credenze e altri comportamenti personali che aiutano la piattaforma social a prevedere le intenzioni e le scelte delle persone in modo più approfondito, anche rispetto a Google.
Fattori di ranking nel Local marketing
Che sia per fronteggiare la concorrenza di Facebook o per altri motivi, il valore di Google da sempre è quello di offrire agli utenti risultati di ricerca in linea con le intenzioni delle persone e che diano i contenuti qualitativamente più utili ai fini della ricerca. Non sorprende, quindi, che Google stia guardando in modo più approfondito e più specifico ai fattori di ranking che determinano i risultati di ricerca dei suoi indici.
Così la SEO non può più essere uno standard uguale per tutti. Per essere ancora efficaci rispetto ai nuovi fattori di ranking, le strategie SEO devono essere pianificate in base alle caratteristiche verticali e ad altre caratteristiche specifiche di ogni azienda.
Anche se, ad esempio, le statistiche indicano che i contenuti con immagini accattivanti attirano più utenti, alcuni studi hanno mostrato che ai primi posti del ranking i siti di prodotti e servizi finanziari contengono il 40% di immagini in meno rispetto alla media del benchmark universale. Molti riscontrano un’alta percentuale di consumatori che abbandona un sito lento a caricarsi, eppure i siti che hanno il ranking migliore ci mettono in media tre secondi in più a caricarsi, rispetto a quelli del benchmark universale. A quanto pare noi utenti siamo disposti ad attendere qualche secondo in più per accedere a uncontenuto migliore e più pesante se è funzionale a soddisfare le nostre esigenze.
Per migliorare il posizionamento organico di un sito web nei risultati di ricerca il lavoro sui fattori di ranking tradizionali, come i backlink e la densità delle parole chiave nel testo, deve essere necessariamente calibrato in base al settore di riferimento e alla concorrenza. Cerca di comprendere i tuoi clienti e in che modo utilizzano il tuo sito web e come beneficiano dei suoi contenuti. Si affidano alle immagini per ottenere informazioni visive o cercano un testo dettagliato suddiviso in elenchi puntati più leggibili? I tuoi social networkcomunicano il tipo di immagine che cerchi di trasmettere? LinkedIn raggiunge il tuo pubblico meglio di Facebook?
Per salire di ranking devi rispondere a queste domande e creare un sito che mostri a Google quanto ti stia a cuore la pertinenza dei tuoi contenuti e il valore che generano per i tuoi clienti.
Il raggio del Local marketing si sta stringendo
Nonostante la crescita dell’e-commerce, a lungo si è creduto che la maggior parte degli acquisti avvenisse a livello locale. Uno studio condotto da Google a maggio del 2014 dal titolo “Understanding Consumers’ Local Search Behavior” ha mostrato cheil 72% dei consumatori che ricerca informazioni locali su uno smartphone, visita negozi in un raggio massimo di 8 km da casa.
Recentemente altri studi hanno dimostrato che le persone restano ancora più vicine alla propria abitazione per fare acquisti frequenti come gas, generi alimentari, pasti fuori casa e al lavoro. I consumatori viaggiano in media solo sei minuti per fare il pieno alle loro auto e otto minuti per acquistare generi alimentari. Questo corrisponde a una distanza che va dai 3 ai 6 km se si viaggia in auto.
Dimostrato che le persone sono disposte a impiegare più tempo per fare spese meno frequenti come abbigliamento e riparazione auto, il 93% della popolazione impiega poco meno di 20 minuti per gli acquisti generici. Anche gli abitanti delle città, che rappresentano l’83% di tutti gli acquirenti, preferiscono distanze più brevi. Il 92% di essi impiega poco meno di 15 minuti. Ragionando in termini di distanze ciò significa 8 o 9 kmcon la macchina e poco meno con i mezzi pubblici o a piedi.
Per tali motivi, le imprese locali dovrebbero modificare le proprie strategie di marketing considerando il piccolo raggio percorso dai propri clienti e, quindi, investire di più nella SEO locale. Tra i potenziali clienti è giusto includere i residenti, i pendolari che lavorano nelle vicinanze e i viaggiatori extra-urbani.
Le immagini di Google sono quelle più ricercate
È importante essere a conoscenza del fatto che la ricerca su Google Immagini è al secondo posto tra tutte le proprietà dell’azienda californiana e che per volumi è dietro solo a Google.com
Le immagini su Google sono cercate 10 volte più frequentemente che su Bing o Yahoo, e 40 volte in più rispetto a Facebook. Per Google la ricerca delle immagini costituisce un terzo di tutte le ricerche, addirittura meglio di Google Maps e di YouTube.
Molte aziende ancora non comprendono l’importanza di ottimizzare le immagini caricate sui loro siti, perdendo così tante occasioni di essere trovate on-line e guadagnare. L’ottimizzazione dei metadati, l’aggiunta di testo, aiuta Google a contestualizzare e indicizzare la grafica e le immagini. In soldoni, ti fa ottenere un ranking migliore. Tenendo a mente che anche le immagini contribuiscono a migliorare l’esperienza degli utenti sul tuo sito web, aumenterai il numero di accessi sul tuo sito migliorandone così il posizionamento negli indici del motore di ricerca. I fattori della UX (user experience) da considerare quando carichi un’immagine sono:
la qualità, la velocità di caricamento, la visibilità, il contesto, l’autenticità e l’appeal.
Oltre l’85% del brand engagement è locale
Alcuni importanti studi di settore hanno dimostrato che larga parte delcontatto con il brand (tra l’85% e il 95%) ai giorni nostri avviene proprio tramite elenchi e directory locali, pagine web e altri risultati caratteristici della local search. Spesso insieme alla parola “local” si usa il termine “location”, quindi il concetto di “location data” nel marketing diventa un indicatore importante per descrivere la dimensione territoriale delle attività commerciali. Grazie a questo approccio viene stimato che nel 2018 il 50% dei brand di rilevanza internazionale userà i dati di localizzazione per definire meglio il target dei propri clienti.
La verità è che d’ora in avanti i marchi investiranno sempre di più sul marketing locale. Il 25% del budget allocato per il marketing dei maggiori brand internazionali viene già speso proprio per questo genere di attività. Nel 2016 sono stati spesi 12,4 miliardi di dollari dalle aziende statunitensi per la pubblicità “location-targeted”. Si prevede che questo importo crescerà fino a 32,4 miliardi di dollari nel 2021, l’equivalente del 45% di tutte le entrate pubblicitarie indirizzate verso i dispositivi mobili. Allo stesso modo dovrebbero comportarsi le piccole aziende, registrandosi sulle directory locali che il web mette a disposizione a costi sostenibili, con la possibilità di generare margini interessanti in termini di ritorno sull’investimento.
Alcune aziende hanno ancora difficoltà con il Local marketing
Anche se sempre più imprese hanno iniziato ad investire sul local marketing, l’importanza della SEO a livello locale non sembra ancora del tutto compresa.
Ristoranti, hotel e negozi sono le attività più visibili, mentre altre tipologie di aziende risultano poco presenti se non completamente omesse dai risultati della ricerca locale.
Per i potenziali clienti che cercano aziende nei paraggi tramite dispositivi mobili, le imprese che non sono registrate sulla mappa risulteranno totalmente inesistenti.
Un errore tipico che fanno le attività con più punti vendita è quello di registrare solo la sede centrale dell’azienda e di non lavorare sugli store locali. Alcune imprese, inoltre, non creano profili completi e aggiornati per ogni singolo punto vendita. Errori simili sono un’indice della scarsa dedizione agli aspetti della SEO che un certo tipo di mentalità imprenditoriale ancora non coglie. Carenze che precludono a queste attività la possibilità di brillare su migliaia di schermi di smartphone e negli occhi di altrettante persone che cercano business di qualsiasi genere ogni giorno sul web.
Il Local marketing ha un ruolo anche nelle recensioni.
Social media e altri contenuti generati dagli utenti, come ad esempio le recensioni, sono il nuovo campo di battaglia dove si definisce la reputazione e l’identità delle aziende. Sono finiti i giorni in cui un team di PR poteva modellare indisturbato la percezione della qualità del prodotto o l’immagine aziendale tramite una serie di campagne controllate minuziosamente e senza interferenze esterne.
Le immagini e i video condivisi dai nostri clienti possono dipingere una realtà impossibile da rifiutare e un singolo consumatore può catturare in tempo reale l’attenzione del mondo con un semplice tweet. Movimenti come #DeleteUber hanno dato il potere a centinaia di migliaia di persone di unirsi per far sentire la propria voce. Le recensioni richiedono alle aziende responsabilità per ogni aspetto dell’esperienza del consumatore. Al contrario, quando sono positive, diventano un fattore di ranking locale dominante.
La reputazione diventa sempre meno un messaggio interno generato per le masse e sempre più il modo di gestire le opinioni del pubblico per provare a proteggere l’identità del brand. Tutte le aziende, anche le piccole attività, devono fare proprio questo aspetto e adattarsi al cambiamento.
Nuove sfide per i media e le agenzie di marketing
La tecnologia ha stravolto il mondo pubblicitario in diversi modi. I social media e i siti di recensioni hanno creato nuove modalità di promuovere le imprese grazie ai contenuti generati dagli utenti e alla loro gestione. Sempre più start-up e servizi pubblicitari innovativi combinano acquirenti e venditori in intrecci mai visti prima.
Al giorno d’oggi le principali piattaforme di gestione e pianificazione delle campagne di marketing sono incredibilmente influenzate dalla tecnologia e in balia della rapidità di aggiornamento frenetica che caratterizza il settore e che può determinarne le sorti velocemente.
Per gestire questa incertezza le aziende tecnologiche offrono servizi aggiuntivi sempre più diversificati e al di fuori della loro principale area di attività, abbracciando in molti casi il marketing e la pubblicità. Due considerazioni in particolare, tratte dal “Local Search Association’s 2017 Tech Adoption Index Survey” rivelano che i media e le agenzie pubblicitarie tradizionali hanno più di un buon motivo per allarmarsi:
il 60% delle PMI preferisce lavorare con un unico provider online, con modalità SaaS (software-as-a-service – per intenderci, come chi usa le app di google drive al posto dei programmi di microsoft office);
il 62% delle PMIpreferisce acquistare servizi on-line da società tecnologichepiuttosto che dai media.
Con un numero crescente di attività fornite tramite portali online e un maggior numero di tech-companyche offrono servizi di marketing, le PMI sposteranno i budget delle proprie campagne dalle agenzie pubblicitarie tradizionali verso le nuove agenzie web, le società tecnologiche e verso le start-up innovative.
Per continuare ad essere competitive le agenzie dovranno necessariamente tenere il passo con le ultime tecnologie, allinearsi con le novità del marketing e dimostrare prestazioni superiori, soprattutto nelle aree che finora erano distanti dai canali di visibilità tradizionali. Il local marketing, ad esempio, è uno di quei terreni fertili ancora pieni di opportunità e non va assolutamente sottovalutato. Soprattutto se vuoi migliorare la visibilità della tua impresa e se vuoi farti trovare da nuovi clienti quando sono in prossimità del tuo punto vendita.
Se ti interessa l’argomento e vuoi sapere come migliorare il posizionamento della tua attività sui motori di ricerca, chiedimi maggiori informazioni.
Recentemente ho avuto la fortuna di imbattermi nel libro “In che senso pardon?” del prof. Roberto Spingardi. In questo post vengono riproposti alcuni temi del libro, con l’obiettivo di analizzare l’importanza degli assiomi della comunicazione umana e quanto questi influiscano sulla vita delle persone e delle organizzazioni.
Gli assiomi della comunicazione teorizzati da Watzlawick.
Gli assiomi della comunicazione furono elaborati dalla scuola di Palo Alto in California ed indicano degli elementi sempre presenti in una comunicazione.
Essi sono:
1° assioma – È impossibile non comunicare. In qualsiasi tipo di interazione tra persone, anche il semplice guardarsi negli occhi, si sta comunicando sempre qualche cosa all’altro soggetto. 2° assioma – In ogni comunicazione si ha una metacomunicazione che regolamenta i rapporti tra chi sta comunicando. 3° assioma – Le variazioni dei flussi comunicativi all’interno di una comunicazione sono regolate dalla punteggiatura utilizzata dai soggetti che comunicano. 4° assioma – Le comunicazioni possono essere di due tipi: analogiche (ad esempio le immagini, i segni) e digitali (le parole). 5° assioma – Le comunicazioni possono essere di tipo simmetrico, in cui i soggetti che comunicano sono sullo stesso piano (ad esempio due amici), e di tipo complementare, in cui i soggetti che comunicano non sono sullo stesso piano (ad esempio la mamma con il figlio).
Paul Watzlawick, esperto di comunicazione e direttore del Mental Research Institute di Palo Alto dichiara:
Non si può non comunicare. Ogni azione comprende dei contenuti e delle relazioni, la natura delle relazioni dipende dall’insieme dei rapporti comunicazionali tra le persone, gli essere umani comunicazionali sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza. C’è una proprietà del comportamento che difficilmente potrebbe essere più fondamentale e proprio perchè è troppo ovvia viene spesso trascurata: il comportamento non ha un suo opposto. In altre parole non esiste qualcosa che sia “non comportamento” o, per dirla ancora più semplicemente, non è possibile non avere un comportamento.
Per quanto concerne le modalità con le quali si realizza la comunicazione, Paul Watzlawick afferma che le relazioni, ossia i legami tra due soggetti che comunicano, si possono esprimere in due strutture fondamentali, quella simmetrica e quella complementare.
Le relazioni simmetriche sono fondate sull’uguaglianza e sulla minimizzazione della differenza. Ad esempio, il comportamento di un partner tende a rispecchiare quello dell’altro. Lo scambio simmetrico avviene fra interlocutori che si considerano sullo stesso piano, svolgendo funzioni comunicative e ruoli sociali analoghi, come due colleghi di pari peso si collegano attraverso un vero e proprio legame.
Sono complementari le relazioni fondate sulla differenza e la sua accentuazione. Uno scambio complementare fa incontrare persone che hanno una relazione ma non sono sullo stesso piano per potere, ruolo, autorità sociale, interessi. Per esempio: docente e allievo, il conduttore di una trasmissione e il suo ospite, il padre e il figlio.
Gli assiomi della comunicazione e le organizzazioni.
La comunicazione è divenuta col tempo uno strumento sempre più essenziale nella gestione delle organizzazioni – scrive Spingardi. Non esiste riorganizzazione, ristrutturazione, lancio di un nuovo prodotto o alleanza tra imprese che possa essere realizzato senza il supporto concreto della comunicazione esterna e di quella interna. Non facciamo altro, sia come individui che come gruppi, da quando nasciamo e dalla mattina alla sera, giorno dopo giorno, che comunicare esprimendo intenzioni, stati d’animo, emozioni e bisogni.
La società, presa da un vortice irrefrenabile, è destinata alla continua riorganizzazione e a cambiamenti spesso imprevedibili. Non è un caso se la maggior parte delle organizzazioni, semplici e complesse, considera oggi la comunicazione come funzione strategica che consente, tra l’altro, di definire e diffondere una identità nella quale le persone che ne fanno parte si possano riconoscere, di creare consenso, di essere efficiente ed efficace nella definizione degli obiettivi e nelle azioni per conseguirli.
La complessità di alcune organizzazioni ha determinato l’esigenza di processi e sistemi di comunicazione tanto sofisticati e sensibili da rendere l’organizzazione stessa più capace di comunicare all’interno e verso l’esterno di quanto lo siano due singoli individui tra di loro. È certamente anche grazie al corretto utilizzo della comunicazione che una organizzazione evoluta assume caratteristiche molto simili a quelle possedute dall’essere umano, nel senso di circolazione delle informazioni, sviluppo di competenze e sensibilità, capacità di prevedere e gestire i cambiamenti.
Una comunicazione corretta, fatta di informazione completa e onesta rappresenta, di fatto, un vero e proprio valore per la società e spesso se ne sottovalutano le potenzialità ma soprattutto la complessità. Molti la considerano una cosa semplice, quasi banale; pressoché ognuno di noi è convinto di essere un buon comunicatore… Ma non è così.
Dispersione.
La vita dunque è fatta di una serie di comunicazioni ed è proprio la qualità dello scambio quotidiano di comunicazioni che facilita o rende più complicate le relazioni.
Comunicare vuol dire “mettere in comune”, quindi per impostare correttamente un’azione di comunicazione e sperare che abbia successo, occorre conoscere bene il contesto nel quale ci troviamo e rispetto al quale intendiamo comunicare, la lingua, le abitudini e credenze, il valore e il significato che le parole e i silenzi hanno in quel contesto. Soprattutto, una volta soddisfatte tutte queste pre-modalità, bisogna conoscere bene l’argomento che si vuole trattare e trasmettere.
Potremo sapere se la nostra comunicazione è stata efficace solo alla fine, quando sarà possibile verificare cosa è stato recepito, cosa è stato capito e cosa è rimasto nella mente di chi ha ascoltato.
Si tratta di prendere coscienza del feedback.
Il problema non è banale e studiosi di tutto il mondo hanno dedicato e continuano a dedicare tempo ed energie nel tentativo di conoscere sempre meglio la comunicazione, le sue implicazioni e conseguenze.
Un’efficace esemplificazione del fenomeno si basa sul parametro “cento” attribuito a ciò che una persona intende comunicare a un’altra e analizza come il processo di comunicazione si sviluppi e da quali e quante dispersioni è caratterizzato il percorso del messaggio.
Indicato con 100 ciò che si intende comunicare, spesso ciò che viene effettivamente comunicato risulta 70; il destinatario del messaggio recepisce 40 e di questo 40 capisce in maniera completa e corretta il 50%.
Siamo quindi arrivati al 20% di ciò che intenzione di comunicare all’inizio. Sembrerebbe provato che l’interesse si concentri soltanto al 75% di ciò che generalmente si ascolta o si comprende; quindi dal 100 iniziale siamo arrivati a 15 e a questo punto scattano altri meccanismi: cosa si accetta, cosa si crede e cosa si ricorda di ciò che è stato ascoltato all’inizio?
Gli studi indicano che 15 diventa 10, poi 5 e infine 2.
Enorme è la distanza tra ciò che si vuole dire, e a volte si è convinti di aver detto, e ciò che invece, alla fine, l’ascoltatore ha recepito, capito, condiviso ed è disposto, consciamente o inconsciamente, a ricordare.
Spesso sottovalutiamo l’importanza di possedere informazioni complete sull’argomento che vogliamo trattare o dibattere, così come non consideriamo con sufficiente attenzione la personalità, la cultura, l’interesse di coloro ai quali vogliamo rivolgerci, dimostrando scarso interesse nei loro confronti.
Non c’è comunicazione se non c’è chi ascolta.
Non c’è suono se non c’è orecchio pronto a raccoglierlo. La comunicazione si realizza con l’arrivo del messaggio e la sua comprensione a colui che è destinato.
Dovremmo imparare a metterci sempre dalla parte di chi ascolta e domandarci:
“Se mi dicessero ciò che sto dicendo io, capirei quello che voglio si capisca?”
L' 88% degli specialisti include il content marketing all'interno della propria strategia di marketing B2B. Tu fai parte di questo 88%?
In caso affermativo, sei consapevole dei vantaggi che genera questa decisione.
Altrimenti, è solo una questione di tempo. Se sei qui avrai già realizzato l'importanza di creare contenuti di valore per chi sta cercando servizi come i tuoi e ti starai organizzando per apportare i giusti cambiamenti e inserire un piano di content marketing all'interno della tua strategia generale, a partire da ora.
Ma se non l'hai fatto prima, da dove cominciare?
E come farlo nella maniera più corretta ed efficace possibile?
La buona notizia è che esistono una miriade di strumenti per il marketing a tua disposizione, che ti aiuteranno a organizzare il lavoro rapidamente e mettere in piedi una buona strategia efficace in poco tempo e con il giusto investimento.
Quindi che tu stia cominciando a considerare il content marketing adesso oppure che tu lo stia usando da tempo nelle tue strategie, questi 15 tool ti aiuteranno a risparmiare tempo ed energie per ottenere buoni risultati.
1. Analizzare ogni settore e trovare gli influencer di riferimento con BuzzSumo
Hai idea di quale tipo di contenuti stia facendo tendenza nel tuo settore in questo momento? Hai analizzato cosa sta offrendo la concorrenza al mercato? Quali sono i contenuti di valore che sta proponendo agli utenti?
BuzzSumo è lo strumento ideale per studiare il campo di battaglia, rivelandoti quali sono gli argomenti che dovresti trattare e aiutandoti a trovare quali sono gli influencer del tuo settore che possono promuovere i tuoi contenuti.
Grazie alle sintesi e ai report offerti da questo tool puoi scoprire velocemente quali sono stati i contenuti più condivisi sui social network e ottenere ancora tantissime informazioni. Individuare gli influencer leader di ogni area tematica, monitorare i contenuti che stanno condividendo e pianificare le attività di sensibilizzazione direttamente da qui.
Puoi impostare avvisi personalizzati, così da ricevere in tempo reale un avviso ogni volta che un'azienda utilizza una delle tue parole chiave, oppure ogni volta che un competitor pubblica un nuovo post, così da avere sempre tutto sotto controllo.
Con l'analisi della concorrenza, puoi tracciare le performance delle campagne dei tuoi competitor e paragonarli tra loro o con i risultati delle tue campagne.
Quando imposti la ricerca per qualsiasi parola chiave ti verrà mostrata una lista dei contenuti più performanti:
Tutto ciò rende questo strumento il massimo per progettare e calendarizzare il tuo piano editoriale. Ti consiglio di usarlo ancora prima di cominciare a scrivere le bozze dei tuoi post.
Una volta che hai risolto questi aspetti, ti propongo un tool per organizzare tutti i materiali che hai appena trovato.
2. Appunta, organizza e condividi il content marketing con Evernote
Ti piacerebbe avere un modo snello per rimanere organizzato e brieffato sui contenuti futuri? Hai bisogno di un contenitore dove infilare tutte le tue idee, dove il tuo team può accedere facilmente e collaborare?
La risposta a queste necessità si chiama Evernote. Puoi utilizzarlo da qualsiasi dispositivo ed è il sistema migliore per organizzare tutte le informazioni che hai precedentemente ricavato con le ricerche che hai svolto con la prima risorsa che ti ho presentato, BuzzSumo.
Quando salvi contenuti su Evernote puoi accedere poi da qualsiasi dispositivo, consultarli e lavorarli in ogni momento dal tuo pc o dal tuo smartphone.
Condividi le tue note in un posto che è sempre raggiungibile e avrai i tuoi contenuti sempre a portata di mano.
Allega immagini, pagine web e file PDF.
Accedi alle tue bacheche quando sei offline, cerca testi e immagini che avevi salvato precedentemente, aggiungi commenti alle immagini, sincronizza le note con i tuoi dispositivi; questo strumento ti offre tante possibilità.
Evernote è il miglior tool per organizzare i tuoi materiali per la tua strategia di content marketing.
Ora che hai messo in piedi una strategia è arrivato il momento di dare una bella spinta alla tua presenza online.
3. Misura la tua influenza online con Kred
Quando si parla di content marketing non possiamo pensare di aver finito il nostro lavoro con la produzione dei contenuti, nella speranza che le persone li leggano semplicemente perché li abbiamo pubblicati.
La piattaforma misura l'influenza online analizzando la tua attività su Facebook e Twitter, così da suggerirti quali sono i leader del tuo settore che possono aiutarti concretamente nel veicolare i tuoi contenuti.
E a differenza di altri strumenti, Kred ti permette di costruire il tuo profilo personale da influencer, così da aumentare la tua presenza online.
La spinta che riceve la tua copertura personale online è un beneficio anche per i tuoi contenuti, che avranno più forza e impatto sugli utenti.
Kred è lo strumento ottimale per costruirti credibilità e fiducia online. Quando gli utenti cominciano a conoscerti, saranno più disposti a cliccare sui tuoi contenuti e a interagire con le tue campagne.
Ma è importante anche sapere che costituire un brand vincente è un lavoro di squadra. Il che ci porta su Trello, dove puoi gestire il tuo gruppo di lavoro senza troppa fatica.
4. Collabora facilmente con i membri del tuo team di content marketing grazie a Trello
La maggior parte delle aziende approccia una strategia di content marketing impiegando un intero team dedicato alla materia.
Trello esalta il lavoro di squadra portando la collaborazione a un altro livello, grazie a bacheche, check-list e schede dettagliate.
Questa è un'entusiasmante risorsa per organizzare il lavoro e la sua parte operativa, aiutando la pianificazione della scrittura, della pubblicazione e della condivisione dei contenuti.
I membri del team possono lasciarsi messaggi e condividere materiali l'un l'altro, tutto nello stesso posto, così da non lasciare nulla di scoperto all'interno del tuo piano di marketing.
Lì fuori è pieno di tool pensati per la collaborazione, ma senza dubbio Trello è tra i migliori. Il layout moderno e minimale lo rende estremamente intuitivo e ti permette di rimanere focalizzato su quello che c'è da fare.
Una volta in grado di collaborare col team è importante parlare di funnel e perché sono fondamentali quando si tratta di content marketing.
5. Creare i funnel con ClickFunnels
A prescindere se la tua azienda si concentra sulle persone online oppure offline, se sei presente su internet devi crearti un funnel di vendita.
Un sales funnel mostra il viaggio che porta i visitatori di un sito a diventare opportunità di vendita. Le opportunità poi si trasformano in vendite e i funnel diventano lo strumento per aumentare l'ordine medio della tua attività.
Potresti impiegare ore a progettare un funnel da zero, ma visto che siamo qui a passare in rassegna i migliori strumenti per facilitarti la vita, probabilmente vorrai usare ClickFunnels.
ClickFunnels è meraviglioso perché è una piattaforma drag-and-drop e ti permettere di prendere la mano con un argomento spinoso come la progettazione di un funnel di vendita che converta il traffico in acquisti, tutto in pochi minuti.
I modelli pre-impostati rendono il processo ancora più veloce. La parte migliore? I template sono pensati e realizzati in base ai fattori che hanno già funzionato in passato per altre aziende.
Queste sono solo alcune delle attività che si possono iniziare sulla piattaforma:
Ora i tuoi funnel sono operativi, ma come facciamo a sapere che il tuo audience stia prestando attenzione ai tuoi contenuti? Scopriamolo con Tweriod.
6. Twitta quando gli altri ti ascoltano con Tweriod
Se stai usando twitter per distribuire i tuoi contenuti, e dovresti farlo, è importante condividere quando il tuo pubblico di riferimento è online e sta prestando attenzione a quello che fai.
Grazie a Tweriod sei sempre in grado di capire quando è il momento migliore per pubblicare i tuoi tweet.
Lo strumento gratuito analizzerà fino a 1000 dei tuoi follower.
Una volta ricevute queste informazioni sei certo di lanciare le tue campagne e i tuoi contenuti durante i picchi di presenza e di engagement, per portare l'audience a cliccare di più sui tuoi post.
Questo è esattamente il motivo per il quale hai iniziato a distribuire i tuoi contenuti su Twitter, non è così?
Ora che sai con precisione quando postare avrai certamente bisogno di buone immagini da condividere su Twitter. Ecco la mia migliore proposta.
7. Crea bellissime immagini per il content marketing con Canva
Quando condividi gli articoli del tuo blog vuoi essere sicuro che gli utenti possano trovarci immagini di alta qualità che siano in grado di attrarli e farli cliccare sui tuoi contenuti.
Ma Photoshop non è sempre uno strumento divertente (o economico) per realizzare le grafiche dei tuoi post. Progettare immagini con software professionali può richiedere più tempo del previsto e non darti sempre i risultati sperati.
Per fortuna, Photoshop non è l'unica soluzione disponibile sul mercato. Negli ultimi anni sono nati molti servizi per la grafica, ma quello che sto per presentarti è senza dubbio il mio preferito.
Su Canva trovi tantissimi modelli pre-impostati e totalmente personalizzabili. Chiunque può creare immagini e banner in poco tempo con Canva, e dotarsi di grafiche che i lettori ameranno.
Puoi selezionare i formati esatti per ogni piattaforma, che si tratti di una copertina per una pagina Facebook, di un post su Linkedin o di un blog post. Per esempio, il template per realizzare un banner per un determinato social media è già pre-impostato sul preciso numero di pixel che serve usare e Canva ti offre tantissimi esempi pronti che puoi modificare gratuitamente o con poco.
Puoi selezionare e trascinare gli elementi che trovi in questo tool meraviglioso, e scegliere tra la miriade di opzioni che trovi sulla piattaforma oppure caricare nuovi elementi dal web o dal tuo pc. E la cosa migliore è che sono gratis, per la maggior parte.
E infine, puoi usare Canva per creare accattivanti immagini e cartoline da postare sui tuoi account social e ricevere una maggiore copertura online.
In generale, questo strumento è ideale per creare immagini coordinate per qualsiasi genere di contenuto, anche offline.
Perciò una volta che hai ottenuto l'attenzione degli utenti verso i tuoi contenuti, grazie ad immagini accattivanti, ora devi migliorare la funzionalità del tuo sito web.
8. Domina la navigazione dei tuoi clienti con Uberflip
Uberflip è pensato appositamente per migliorare l'esperienza di fruizione dei contenuti dell'utente, ed è un grande aiuto per migliorare la conversione del tuo sito web e perfezionare i percorsi di navigazione dei tuoi clienti.
Principalmente è un insieme di strumenti utili per il content marketing, la lead generation e il supporto alle vendite. Ti consiglio di utilizzare Uberflip per gestire un blog, video, e-books e tutto quello che produci, tutto dallo stesso posto, così da ottimizzare i flussi di lavoro e avere una visione centralizzata delle tue attività.
In aggiunta a queste caratteristiche, Uberflip ti permette di creare bacheche di contenuti e sales streams così che l'interazione dei tuoi visitatori con il tuo brand sia costante e ininterrotta.
Uberflip è lo strumento perfetto per dare risalto ai tuoi contenuti e fornire un'esperienza totale ai tuoi clienti con il brand.
Ma non scordarti di tenere sempre un'occhio vigile sulla concorrenza.
9. SEMRush: la cassetta degli attrezzi per il content marketing digitale
SEMRush ti mette a disposizione un mondo di insight e dati relativi al posizionamento e ai motori di ricerca. Su quali parole chiave stanno investendo i tuoi competitor? Quali sono i formati dei loro annunci che stanno andando meglio?
Esatto, usa SEMRush per scoprirlo.
Con questo strumento puoi rapidamente vedere la lista di parole chiave che portano traffico ai tuoi concorrenti e il loro posizionamento organico sui motori di ricerca. Puoi naturalmente scoprire anche quali sono le parole chiave per le quali la tua azienda si è posizionata meglio su google.
Ti basta inserire la url dentro SEMRush e riceverai una quantità di informazioni relative ai volumi e alle intenzioni di ricerca di cui probabilmente non immaginavi nemmeno l'esistenza.
Questa è una risorsa fondamentale per ogni digital marketer perché grazie a questo strumento puoi scoprire quali sono le migliori parole chiave del tuo settore e quali quelle che la concorrenza non ha ancora scoperto, guadagnando un importante vantaggio competitivo sul web.
Potresti addirittura scoprire di essere posizionato alla grande sui motori di ricerca per una parola chiave che non avevi considerato.
Con un po' di lavoro, potresti addirittura portare un buon posizionamento fino alla prima pagina. Lo strumento offre tantissime altre opportunità. Per esempio, puoi controllare i backlink dei tuoi concorrenti - o i tuoi.
Nel frattempo, puoi lavorare sulla tua strategia di distribuzione implementando un piano di email marketing per lanciare i contenuti che hai creato basandoti sulle parole chiave più redditizie dei tuoi competitor di riferimento.
10. MailChimp e l'email marketing
Partiamo da un assunto fondamentale: l'email è ancora la punta di diamante quando si parla di content marketing. L'utilizzo della posta elettronica dovrebbe essere parte integrante della tua strategia di marketing online e la soluzione perfetta per le tue necessità è proprio MailChimp.
Con MailChimp hai sempre a portata di mano tutto quello che ti serve per impostare le tue strategie email, sia da desktop che da mobile.
La cosa davvero meravigliosa è che lo strumento è gratuito (fino a un certo numero di invii e fino a un certo numero di iscritti nelle tue liste).
Le opportunità su questa piattaforma sono tante, certamente tra le più degne di nota c'è la possibilità di costruire una lista di indirizzi email di iscritti alla tua newsletter che sono realmente interessati ai tuoi contenuti. In più, hai mille modi di tracciare la loro attività.
Puoi addirittura monitorare metriche come la media di aperture di ogni campagna e il click rate, fino a misurare la media di iscritti in un dato periodo e quante persone scelgono di non ricevere più le tue comunicazioni..
Ora, diciamo che ti piacerebbe far partire le email automaticamente? Dai un'occhiata a GetResponse.
11. Lanciare campagne email ed eventi con GetResponse
L'email è anche la chiave di volta per trattenere clienti e intrattenere con loro relazioni che portano alla fidelizzazione. D'altronde è ancora vero che costa di più acquisire un nuovo cliente che mantenere un cliente attuale, anche se molte aziende sembrano non dare importanza a questa considerazione.
GetResponse negli ultimi anni ha fatto passi da gigante per posizionarsi davanti a tutti gli altri software di email marketing. Come? Offrendo molto di più di un insieme di tools per la gestione delle email.
GetResponse utilizza l'automazione per lanciare eventi o email basandosi sulle azioni intraprese da un utente destinatario oppure dal passare di un certo intervallo di tempo.
Questo aspetto è incredibilmente prezioso ed è accessibile ad un prezzo molto vantaggioso all'interno di GetResponse.
MailChimp stesso offre soluzioni di automazione del marketing, e molti altri software stanno sviluppando questo aspetto integrandosi con i piani e le caratteristiche di GetResponse.
Ma GetResponse vuole ancora alzare il livello dell'asticella.
Presto lanceranno un sistema CRM (customer relationship management), così da offrirti la possibilità di supervisionare la relazione con i tuoi clienti dallo stesso posto dove stai lanciando le tue campagne email.
Questo è certamente uno dei migliori strumenti disponibili per l'email marketing perché è davvero completo e fa molto di quello che serve. La possibilità di automatizzare l'invio di eventi e usare funzionalità del CRM può dare grande slancio al tuo brand in generale.
E marchi promossi nella maniera corretta generano contenuti che valgono e che vengono recepiti dal pubblico con interesse.
Un altro modo importante per distribuire i tuoi contenuti è grazie all'utilizzo di pulsanti per la condivisione sui social.
12. Aumenta le condivisioni del content marketing con MashShare
Sarai d'accordo che dotarsi di pulsanti di condivisione sui social sia un must nel 2017.
MashShare ti permette di aggiungere accattivanti pulsanti di condivisione che i tuoi lettori non potranno fare a meno di notare.
Questo plugin si è conquistato l'attenzione deli sviluppatori perchè i suoi bottoni assomigliano a quelli che sono su Mashable.com.
L'idea di base è quella di portare sempre più persone a condividere i tuoi contenuti e che siano proprio i tuoi pulsanti ad ispirare gli utenti a fare ciò. Così quegli amici dei tuoi lettori che vedranno il tuo post potranno leggerlo e se gli piace, condividerlo a loro volta. La versione gratuita offre alcune caratteristiche limitate, ma puoi acquistare alcune integrazioni per aggiungere opzioni al plugin.
MashShare è utilizzato su più di 70.000 siti web e ha tra le migliori recensioni degli utenti sul sito dei plugin di WordPress.
Tra le integrazioni che puoi aggiungere al tuo MashShare c'è l'opzione “Select and Share” che ti permette di mostrare un pulsante di condivisione sul tuo sito ogni volta che un utente seleziona una parte del testo.
È disponibile anche un widget “Click to Tweet” da aggiungere al tuo MashShare.
Il plugin include:
un widget con i post più condivisi
contatori di condivisioni animati e accattivanti
supporta Open graph
supporta le card di Twitter
l'opzione di nascondere le condivisioni sotto un certo numero
supporta gli short link grazie a Bitly o Goo.gl
esiste una versione mobile-responsive integrativa
supporta solo Twitter e Facebook (altri networks possono essere aggiunti a pagamento)
Stimolare la condivisione sui social è grandioso, ma il posizionamento organico dei tuoi contenuti è la tua priorità se vuoi intercettare il traffico di ricerca e aumentare la conversione del tuo sito, ricevendo contatti, iscrizioni e acquisti. Ecco come puoi "spiare" i tuoi competitor di riferimento per scoprire il perchè e il per come sono posizionati così in alto sui motori di ricerca.
13. Scavalca la concorrenza con Ahrefs
La homepage di Ahrefs ti spiega subito di cosa si tratta:
Ahrefs ti aiuta a imparare come i tuoi competitor di riferimento sono riusciti a posizionarsi così in alto e cosa devi fare per scavalcarli.
Ahrefs ti permette di tenere sotto controllo i siti web della concorrenza di riferimento, quelli che hanno risultati sul web, e di tracciare i tuoi progressi.
Puoi tracciare il posizionamento sull'indice mobile, la frequenza degli aggiornamenti, i posizionamenti di siti web, delle parole chiave e molto altro ancora.
È una risorsa perfetta per fare delle ricerche prima di buttare giù i materiali per i tuoi contenuti. Pianifica i tuoi contenuti utilizzando quello che sta funzionando per i tuoi competitor e otterrai enormi risultati.
Una volta che hai creato un contenuto e l'hai pubblicato e distribuito, usa questo strumento per misurare quali sono le sue performance.
Hai guadagnato backlinks? Quante volte e con quale frequenza è stato condiviso sui social media? Puoi stare certo che l'informazione di Ahref sia aggiornata, perché lo strumento indaga 5-miliardi di pagine web ogni giorno.
Ora, se hai bisogno di aumentare la tua presenza sui social automatizzando la pubblicazione dei post, prova HootSuite.
14. Gestisci i social media con HootSuite
Dare in pasto agli utenti contenuti sempre nuovi e condividerli Coming up with content and then sharing it su una moltitudine di social network è fantastico per la tua attività, però richiede anche un sacco di tempo.
Questo è il motivo che spinge milioni di persone nel mondo ad usare HootSuite per gestire i post sui social media ottimizzando i tempi e azzeccando sempre il momento esatto per pubblicare, durante le ore di punta di interesse e di interazione con gli utenti.
Con questo strumento puoi organizzare i tuoi migliori contenuti e pubblicarli al momento ideale, senza essere fisicamente davanti al computer per farlo.
E puoi connettere HootSuite a più di 35 piattaforme social, incluso Pinterest.
Scrivi i tuoi post, lasciali in bozza, organizzali e pianificali sul calendario, controlla l'andamento dei tuoi contenuti sui social, tutto dalla stessa postazione, così da avere una preziosa visione d'insieme dell'andamento della tua strategia e migliorare l'engagement con il tuo pubblico.
Se pubblichi anche in inglese, ovviamente non ti puoi permettere nessun tipo di errore nei testi dei tuoi post e sul tuo blog. Per questo chiudiamo la rassegna con una risorsa fondamentale per chi ha questa necessità, un correttore automatico che difenderà l'autorevolezza dei tuoi contenuti in inglese sul web.
15. Contenuti in inglese a prova di errore con Grammarly
Quando hai la necessità di pubblicare il inglese devi essere consapevole che gli utenti non si fideranno di te (né andranno a interagire con i tuoi contenuti) se ci trovano errori di spelling o di grammatica, a prescindere da quanto impegno metti nella scrittura e nel marketing dei tuoi contenuti.
E i normali correttori che trovi in default sugli editor di testo non sono sempre in grado di salvarti dal pubblicare errori di grammatica o di contesto sul tuo account.
Questo è il motivo per cui ti consiglio Grammarly.
A tutti può sfuggire un errore nella redazione di un contenuti, ma Grammarly è meraviglioso proprio perché fa una revisione istantanea dei tuoi contenuti in inglese prima ancora di pubblicarli.
Grammarly individua un'ampia varietà di errori relativo alla connessione dei verbi, l'utilizzo appropriato dei termini, il loro abuso e molto altro.
E se installi l'estensione di Grammarly per Chrome puoi revisionare i tuoi testi in inglese direttamente mentre li scrivi, da qualsiasi editor online, senza dover uscire da dove ti trovi per copiare e incollare il testo nel sito di Grammarly.
Il content marketing, in conclusione
La maggior parte degli specialisti di marketing B2B include il content marketing nella propria strategia generale.
Molto probabilmente, lo stai facendo anche tu.
E se non lo stai facendo ancora, è anche più probabile che ti organizzerai per cominciare presto.
Questi 15 strumenti di marketing sono le strade più facili da percorrere per sviluppare al meglio la resa e l'interazione degli utenti con i tuoi contenuti senza spendere un mucchio di tempo e di energie.
Ti consiglio di scegliere quelli che ti viene voglia di provare subito e controllare quali tra loro ti danno i risultati migliori.
Ognuno di questi strumenti si occupa del content marketing in qualche modo.
Hai bisogno di archiviare e condividere i tuoi piani editoriali? Prova Evernote. Vuoi automatizzare la crescita del tuo sito web? Dai una chance a Uberflip. Hai bisogno di migliorare le immagini del tuo blog? Corri a creare un account su Canva.
Che tu sia alle prime armi nel mondo del content marketing o che tu sia un professionista navigato, queste risorse sono essenziali per portare il tasso di conversione dei tuoi contenuti a un altro livello.
Grazie per aver letto il mio articolo e se lo hai trovato utile ricordati di farmi sapere:
quale strumento per il content marketing ti ha dato i risultati migliori?
Ogni tanto rileggo questo post che ho tradotto dal Blog di Steve Blank. Consiglio a tutti di andare a leggere qualcosa da quelle parti.
Mentre preparava le classi del semestre successivo all’Università di Stanford Steve Blank ha chiesto al suo assistente per quale motivo i poster del nuovo corso non fossero ancora stati appesi in giro per il campus. Ascoltando la litania di scuse in risposta alla sua domanda ha avuto una forte sensazione di déjà vu. “Pioveva.” (I poster andavano appesi nei corridoi, non fuori l’edificio). “Abbiamo ancora tempo.” (Avevano accordato di appenderli una settimana prima). Quando ha accettato l’incarico di Vice President nel dipartimento di Marketing in un’azienda che stava riemergendo dalla bancarotta, la scusa sembrava essere il prodotto di punta. Così hanno creato la cultura del “niente scuse“.
Steve Blank: niente scuse come valore fondamentale
In aggiunta alla scoperta e allo studio della clientela, alla creazione della domanda di utenti finali e al design di una strategia di prodotto, il marketing è importante anche per essere un’organizzazione di supporto alle vendite. Fallire la consegna di un progetto funzionale alle vendite mi ha sempre mandato fuori dai gangheri, così come non tolleravo mancare la scadenza di una consegna per i media. E mi sono velocemente reso conto che ogni volta che fallivamo le consegne e non rispettavamo le scadenze, tutti nel mio dipartimento di Marketing avevano una scusa pronta. Produrre scuse invece di consegnare progetti con puntualità significava fondamentalmente che stavamo fallendo nel complesso, come organizzazione. Non stavamo supportando la missione dell’azienda (generare fatturato e profitti) e la mancanza di onestà diminuiva sia la nostra credibilità che la nostra integrità.
Ho presto realizzato che il meccanismo si era rotto a livello culturale nella nostra impresa, ma non riuscivo a spiegarmi l’origine di tutto ciò. Poi si è palesato. Quando mancavamo le consegne, non c’era nessuna conseguenza per nessuno. Nessuna conseguenza per i miei collaboratori diretti quando mancavano di consegnare in tempo – nessuna conseguenza per le persone che erano sotto di loro – e nessuna conseguenza per i nostri fornitori.
E senza conseguenze il nostro intero dipartimento si comportava come se gli impegni in agenda non avessero importanza. Un ritornello continuo del tipo: “la brochure per i canali di vendita è arrivata in ritardo perché il fornitore era troppo impegnato e non ha potuto rispettare la scadenza iniziale.” O “La campagna di Gennaio è stata spostata a Febbraio perché il nostro grafico si è ammalato, non te l’abbiamo detto perché pensavamo fosse OK.” Oppure, “Slitteremo il lancio del nuovo prodotto perché il team ha pensato che non sarebbero stati pronti per quella data.” Ho ereditato un dipartimento con una cultura aziendale che aveva trasformato l’impegno in vaghe aspirazioni. Non avevamo nessuna responsabilità sulle nostre consegne.
Ho capito che per costruire un’organizzazione che performasse ad alti livelli, capace di guidare l’azienda verso il successo, dovevamo cambiare questo atteggiamento. Volevo un team che fosse considerato in grado di eseguire le consegne in tempo e con qualità. Così un giorno ho appeso un cartello sulla mia porta che diceva “non si accettano scuse.” E ho fatto in modo che ognuno nel mio team avesse chiaro in testa il messaggio di fondo: “Stiamo per diventare tutti ‘responsabili‘.”
Non può essere “rispettate le scadenze o ciccia.”
La mia visione di responsabilità è “abbiamo stabilito una scadenza, a partire da ora fino a quella data va bene chiedermi aiuto perché sei bloccato, o perché qualcosa è andato storto o fuori controllo. Ma non entrare mai nel mio ufficio il giorno della consegna con una scusa. Perché ti costerà il posto di lavoro.” Quel tipo di responsabilità.
E poi “siccome io non accetterò più scuse di alcun genere, anche voi non siete più autorizzati ad accettarne dal vostro staff e nemmeno dai vostri fornitori. Al più presto dovete dire loro che va bene avvertirvi e chiedervi aiuto se sono incasinati. Ma dovete anche far sapere al vostro staff e ai vostri fornitori che presentarsi il giorno della consegna con delle scuse gli costerà il lavoro.”
Il mio obiettivo non era quello di impostare date e scadenze inflessibili, ma di creare una cultura aziendale senza sorprese e innescare la risoluzione collettiva dei problemi.
Non credete che l’attuazione di questo piano sia stata semplice. Chiedere aiuto, e/o dichiarare di essere in difficoltà ha creato dissonanze cognitive a molti. Alcuni semplicemente non riuscivano ad ammettere di aver bisogno di aiuto fino alla data della consegna. Altri al contrario hanno cominciato a credere che la risoluzione collettiva dei problemi li autorizzasse ad entrare nel mio ufficio, dirmi di avere un problema e pensare che l’avrei risolto io per loro prima ancora di provarci. Abbiamo lavorato sodo per rendere “niente scuse” parte integrante della nostra cultura aziendale ma qualcuno non è riuscito ad adattarsi. Alcuni sono diventati ex-dipendenti.
Tutto è “urgente”
Ecco un’altra cosa che andava risolta prima di poter arrivare a “niente scuse.” Mi sono reso conto che i miei gruppi all’interno del dipartimento di Marketing erano diventati la discarica di qualsiasi genere di progetto, che provenisse dal nostro dipartimento o da altri dipartimenti dell’azienda – senza fare eccezioni, sempre con priorità uno, sempre con urgenza. Non avevamo modo di dire “Non possiamo prendere questo progetto ora.” Accettare a prescindere qualsiasi cosa da chiunque non era sostenibile.
Così abbiamo rapidamente messo in atto un processo di programmazione delle priorità che tenesse in considerazione le risorse del dipartimento. Ogni team del dipartimento di Marketing dell’azienda (marketing di prodotto, marcom, eventi di settore, etc.) calcolava le unità di tempo disponibile per ogni persona e quantificava il budget in dollari. A quel punto tutte le settimane ogni team classificava le priorità dei suoi progetti e doveva assegnare un ammontare di tempo e di budget ad ognuno di essi. Se qualcuno all’interno del Marketing voleva aggiungere un nuovo progetto, dovevamo prima capire quale progetto esistente andava messo da parte o abbandonato per procedere. Se qualcuno al di fuori del Marketing voleva aggiungere un nuovo progetto prima che ne avessimo le risorse necessarie, lasciavamo decidere quale dei progetti esistenti che stavamo realizzando per loro andava deferito o abbandonato. Se non avevamo le risorse per supportarli, li aiutavamo a trovare le risorse al di fuori dell’azienda. Inoltre, ognuno dei progetti che accettavamo doveva essere in linea con la missione generale dell’azienda e del nostro dipartimento.
Col tempo, responsabilità, qualità e rapidità di esecuzione, onestà e integrità sono divenute le pietre angolari della comunicazione fra di noi, con gli altri reparti dell’azienda e con i nostri fornitori.
Siamo diventati celebri per essere un’organizzazione dalle performance elevate che consegnava quello che prometteva in tempo e nel budget prestabilito.
La lezione appresa da Steve Blank
• Niente scuse date per il fallimento, solo fatti e richieste di aiuto
• Niente scuse accettate per il fallimento, solo fatti e offerte di aiuto
• Esecuzione senza sosta del piano
• Onestà e integrità degli individui
Tutto qui. Quattro punti. Questo ha creato la nostra cultura aziendale vincente.
Se ti è piaciuto l’articolo e vuoi approfondire, la Stanford University mette a disposizione gratuitamente la versione originale del libro di Steve Blank The Four Steps to Epiphany, il manifesto del movimento delle lean startup che ha istituito un nuovo approccio nel venture capital.
La squadra sportiva professionista di maggior successo della nostra epoca non sono i New York Yankees né i Boston Celtics o il Real Madrid, come si potrebbe pensare, ma è una squadra di una piccola nazione in mezzo al Pacifico che appartiene a uno sport certamente meno noto. È la Nuova Zelanda del rugby, gli All Blacks, che registrano un incredibile 86% di vittorie in assoluto nella loro storia sportiva e tanti prestigiosi trofei in bacheca.
Nell'eccellente libro LEGACY (eredità, lascito, tradizione) scritto sugli All Blacks, il più affermato team professionista nella storia dello sport moderno, l'autore James Kerr racconta nel dettaglio uno dei principi fondamentali che è alla base di questa attitudine alla vittoria e simboleggia l'appartenenza più pura e incondizionata.
Il titolo del libro in Italiano è tratto da una delle regole cardine della cultura degli All Blacks: *non si accettano teste di cazzo nella squadra*.
"Do you sweep the shed?"
Traducendo grossolanamente potrei chiederti: "tu lo spazzi lo spogliatoio?", una domanda assurda di primo acchitto, che è divenuta un mantra famoso nel mondo della palla ovale. Non è strano infatti vedere anche campioni di altre nazionalità in atteggiamenti di questo tipo. Nella foto qui sotto ti lascio un esempio recente che aiuta a spiegare meglio il concetto.
Leigh Halfpenny, appena eletto Man of the match dopo la prima partita del 6 Nazioni 2017 tra Italia e Galles, porta gli scudi nel bus mentre i suoi compagni di squadra sono impegnati con la stampa.
Quello che viene descritto molto bene nel libro di Kerr è l'obiettivo primario che riceve ogni giocatore nel momento in cui viene selezionato per diventare un All Blacks. Dovrà lasciare la maglietta della squadra più vincente della storia, che gli viene affidata in custodia, in un posto migliore rispetto a quando l'ha ricevuta.
Ogni giocatore che riceve la maglia nera della Nuova Zelanda ha il dovere solenne di contribuire alla tradizione degli All Blacks (the Legacy, appunto) facendo la propria parte per accrescere il movimento nazionale e far avanzare il suo team ogni singolo giorno, oltre qualsiasi avversità. Questi campioni sanno che dovranno rimanere umili e che nessuno di loro sarà mai troppo importante o troppo famoso per esimersi dalle piccole cose necessarie per migliorarsi ogni giorno.
Devi mangiare bene. Devi dormire bene. Devi prenderti cura di te stesso, dentro e fuori dal campo. Ci si deve allenare duramente. Devi sacrificare i tuoi obiettivi personali per il bene superiore della squadra, che è uno scopo più elevato del tuo.
Devi "pulire lo spogliatoio"
Dopo ogni partita, che sia un allenamento o una finale giocata davanti a 80.000 fan, davanti a milioni di persone incollate alla tv, dopo che le telecamere sono andate via e il coach ha fatto il suo discorso, quando gli occhi del mondo sono rivolti altrove, c'è ancora lo spogliatoio da pulire. E lo devono pulire i giocatori!
Se gli All Blacks stanno spazzando il loro spogliatoio dopo la partita allora perché non dovresti impegnarti tu stesso ad aiutare i giocatori più giovani, a raccogliere i conetti alla fine di ogni allenamento, ad arrivare per primo e andartene per ultimo dalla palestra ed essere d'esempio per gli altri?
Tutti noi, se vogliamo abituarci a vincere, dovremmo farci questa domanda:
Sto lasciando l'uniforme in un posto migliore, o sto solo contando i giorni prima che me la tolgano?
“Google Penguin 4.0 è ora parte del nostro algoritmo di base”
Venerdì 23 settembre 2016 Big G lo ha solennemente annunciato:
L’ultimo update dell’algoritmo è ufficialmente tra noi.
Gli algoritmi di Google si fondano su più di 200 segnali unici o indizi che rendono possibile portare in superficie il contenuto esatto che stai cercando negli abissi del web quando interroghi il motore di ricerca.
Questi segnali includono tanti aspetti come le parole specifiche che appaiono sui siti web, la freschezza dei contenuti, la tua regione geografica e il PageRank dei contenuti.
Uno di questi segnali si chiama Penguin, è stato lanciato nel 2012 e oggi il suo aggiornamento ha generato fluttuazioni massive nel posizionamento dei siti sull’indice di Google, creando non pochi mal di pancia a SEO e webmaster.
Dopo un periodo di sviluppo e test, Google Penguin 4.0 è stato lanciato in tutte le lingue del mondo. Le principali novità che si noteranno arrivano a grande richiesta dalla community dei webmaster di Google:
Google Penguin ora è in tempo reale. L’elenco dei siti interessati dal segnale di Penguin si aggiornava periodicamente una volta ogni 20 giorni. Questo significa che fino alla scorsa settimana quando un webmaster lavorava ai suoi siti apportando gli accorgimenti che Google gli suggerisce per migliorare considerevolmente i suoi contenuti e la loro presenza su internet, molti dei segnali erano presi in considerazione velocemente da Google, ma altri, come Penguin, avevano bisogno di più tempo per essere “digeriti”. Con questa modifica, i dati di Penguin vengono aggiornati in tempo reale, così che i cambiamenti saranno visibili molto più velocemente, in genere con effetto quasi immediato poco dopo la successiva scansione e re-indicizzazione di una pagina.
Google Penguin ora è più granulare. Oggi penalizza di più lo spam che classifica in base all’analisi dei backlink su ogni singolo contenuto, agisce su ogni pagina piuttosto che pesare sul ranking di tutto il sito come accadeva in passato.
Il web è notevolmente cambiato nel corso degli anni.
Google continua a ribadire che i webmaster devono essere liberi di concentrarsi sulla creazione di contenuti emozionanti, di siti web accattivanti, che questo criterio fondamentale è sufficiente per trarre il meglio dal motore di ricerca. E ricorda che l’aggiornamento di componenti come Penguin è solo uno degli oltre 200 segnali che Google usa per determinare il posizionamento dei siti web nel ranking.
Nonostante questo i SEO e i webmaster che lavorano quotidianamente per far arrivare agli utenti i loro contenuti e quelli dei loro clienti non possono esimersi da analizzare le conseguenze che gli aggiornamenti degli algoritmi hanno sul proprio operato e dallo studio di azioni per il penalty recovery da applicare ai siti web che vengono colpiti da questi aggiornamenti.
[bctt tweet=”Ecco l’annuncio di Big G, Penguin 4.0 è ufficialmente tra noi #PenguinUpdate” username=”web_ellis”]
In conclusione, Google Penguin 4.0 penalizza ancora di più quei risultati dove trova traccia di backlink poco coerenti o, peggio ancora, loschi.
Come ogni cambiamento genera opportunità anche questo aggiornamento dell’algoritmo cela nel penalty recovery un mercato per quei webmaster e SEO in grado di analizzare le magagne e intervenire.
Lascia un commento sotto l’articolo per approfondire o per raccontare come l’aggiornamento di Google Penguin influisce sul tuo lavoro.